Ci vuole forza per essere ilari

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Contentezza, gaiezza, giubilo,gioia,sorriso, festosità, esultanza,brio,allegrezza,felicità…sono i parenti più stretti dell’ilarità.

L’ ilarità è una speciale condizione dell’animo. “Ilare” (in latino hilaris) deriva dal termine greco hilaròs che significa letteralmente “pacificato, placato”.

La persona ilare è una persona pacificata con se stessa, con Dio e con ciò che la circonda (uomini e cose). Pacificata con sè stessa e con la propria storia..

Dicono i fisiologi che per piangere bastano diciotto muscoli facciali, per sorridere ce ne vogliono alcune centinaia. E’ molto più difficile sorridere che piangere. Il sorriso, l’umorismo, l’ ilarità…hanno bisogno di un terreno molto ricco per svilupparsi.

L’ ilarità è la capacità di cogliere la comicità anche nelle situazioni più drammatiche, ma tutt’altro che sintomo di superficialità e di banalità. La persona ilare è ricca di saggezza, di pace interiore, di intelligenza, di umiltà, di magnanimità, di fantasia, di arrendevolezza…A conferma potrei citare un proverbio tibetano che recita così: “Il saggio mette un pizzico di sale in tutto quello che dice e un pizzico di zucchero in tutto quello che sente”.

La prima delle beatitudini dell’uomo moderno dice:

“Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi”.

L’ ilarità non è una pianta che cresce spontaneamente nel giardino della personalità; è il risultato del contributo di molte altre caratteristiche come umiltà, intelligenza, realismo, ottimismo, speranza, pazienza,voglia di vivere… L’ ilare non è un burlone qualunquista ma un sapiente che sa prendere le distanze dalle cose e dagli avvenimenti per gestirli meglio. La provvidenza di Dio è la misura con cui l’ilare calcola tutto: persone, avvenimenti, cose. Lascia che la “luminosità” delle premure di Dio penetri nelle pieghe più recondite del proprio animo così che non ci sia più nulla di cui provare vergogna, nulla per cui provare ansia.

Il vestito di Arlecchino, che è la divisa dell’ilarità, è nato da una situazione di grande ristrettezza, da un pizzico di fantasia e da una grande gioia di vivere. Così ritagli inutili di altri abiti sono diventati l’abito dell’ilarità.

Dal punto di vista psicologico è l’ilarità che sgonfia i palloni della nostra vanità. Lo ricordiamo tutti l’episodio del re che pretendeva di avere un vestito che nessuno dei suoi sudditi potesse emulare. Il sarto chiamato allo scopo fece al re un vestito di un tessuto invisibile. Tutti fingevano di vedere quel vestito e si costringevano a farne le lodi. Finchè un bambino, nella sua semplicità gridò: “Mamma, guarda, il re è nudo!”Una fragorosa risata smontò quell’assurda pantomima.

Quante volte una risata ci potrebbe salvare dalle patetiche situazioni in cui,per le nostre manie, ci mettiamo.

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