In una stanza…

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..c’erano quattro candele accese…: la prima si lamentava: “Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere”. E così accadde. La seconda disse: “Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere”. E così accadde. La terza candela confessò: “Io sono l’amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere”. All’improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: “Ho paura del buio”. Allora la quarta candela disse: “Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza”.»

 (parabola ebraica)

E se Dio fosse stressato?

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Se rivolgendoci a Dio Lui ci dicesse: “no senti sono stressato in questo periodo…non mi interessa perchè hai bisogno di me, la prossima volta non ti preoccupare ci sarò, ma per un mese o due, no…spero che capisci”, come rimarremmo?

MALE…molto male…! Eppure a me è capitato sentirmi dire queste parole..insieme ad altre, da una persona che ha consacrato la sua Vita a Dio, quindi un testimone dell’Amore di Dio..dell’accoglienza di ogni singola creatura, dell’infinita pazienza e amorevole cura del Padre Celeste.

All’inizio sono rimasta male…addolorata…ho anche pianto…sono tanti anni, ma veramente tanti che cerco di seguire il Signore..dico “cerco” perchè non sempre è facile…ho sempre avuto un profondo rispetto per la vita consacrata…ho vissuto un anno nel Sacro Convento di San Francesco per l’anno di volontariato quando avevo 21 anni…un’età non facile….conosco bene l’ambiente, le dinamiche…per 12 anni ho frequentato quei posti, pensandoli come casa…ho lasciato un anno l’università per capirmi e cercare di comprendere cosa Dio voleva da me…chi era Dio…(domandine da niente 😛 )

Sono estremamente grata a Dio per il Dono di quegli anni e anche per tutte le persone che mi ha messo sul cammino…

Questa però…dello stress non me l’aspettavo…sisi, l’umanità…la fragilità dell’essere umano…magari veramente è stressata sta persona…probabilmente il fatto di non aspettarsi quella porta chiusa cosi in faccia, è la ragione della mia delusione.

Dio ne avrebbe ben donde di essere stressato…gli uomini e le donne che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, chi lavora 12 ore per tirare su la famiglia, le vittime dei conflitti, chi cerca di salvare vite umane…insomma…!!

Il vero problema secondo me sta nel limite umano…sicuramente ognuno di noi, ha dei limiti che siamo laici, suore, frati, sacerdoti…i limiti fanno parte della natura umana allo stesso modo dei pregi…quello che mi lascia molto perplessa è il sapere che come me altre persone hanno avuto simili risposte…risposte un po buttate lì, nel tentativo di far fronte ad un impegno che probabilmente non si è in grado di gestire..

Sono sempre stata quella che trovava una giustificazione, che cercava di mostrare agli altri uno strumento di comprensione per coloro che scelgono la vita consacrata…adesso che la porta l’hanno sbattuta in faccia a me…capisco come si sono sentite quelle persone..

Sicuramente non c’è da giustificare una mancanza di sensibilità, di accoglienza, ma questa mancanza risiede nel limite umano della persona, nella scelta cosciente che l’individuo fa, ogni giorno peraltro, di aprire o chiudere la porta per proprio cuore.

La mia delusione resta.

Una volta un frate mi disse che ogni mattina passava davanti ad un’edicola…e il giornalaio imprecava contro di lui…poi mi chiese: “secondo te di chi è il problema? mio che ricevo insulti oppure della persona che me li dice?”  Io domandai al frate se avesse mai fatto qualche cosa al giornalaio per scatenare la sua ira.

Il frate mi rispose che lui semplicemente passava e diceva “Buongiorno!”…e continuò: “il problema è del giornalaio che ha cosi tanto rancore nel cuore che non lo sa contenere e lo riversa verso una persona gentile che augura buongiorno…io prendo le brutte parole e le offro a Dio affinchè riesca Lui ad attraversare il cuore del giornalaio e donargli pace”…

Sono cresciuta con tanti di questi piccoli insegnamenti e resteranno sempre con me..malgrado la porta chiusa in faccia.

..però non trattenerti mai….

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Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!

MADRE TERESA DI CALCUTTA

Ciao Bionda!

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Così mi salutavi quando mi vedevi arrivare sotto casa tua e così ti saluto io ora…dalla terra…te che sei in Cielo…voglio ricordarti anche qui..,
Non avrei mai pensato di venire da te, trovarti seduta al bordo del letto morta…ho sperato che fosse un tuo scherzo, che ti saresti svegliata e invece te ne sei andata!
Tengo stretti nel cuore tutti i momenti belli trascorsi con te…persino di quelli di quando ero piccolissima…
Ricordare i viaggi in abissinia del dopo pranzo…la chitarrina…il caffettino rigorosamente nella tazza MIA alla quale non facevi bere nessuno…
Le lunghe chiacchierate e il ” ma già te ne vai? Se fossi arrivata adesso non resteresti un altro po?”
Il giorno dell’esame di laurea che mi facevi aria con tuo ventaglio…che m hai fatto mangiare la banana “ti tieni in forza !!”..quando durante l’esame di laurea si sentiva bisbigliare…eri te che pregavi il nonno di non farmi sbagliare!!
Quando accarezzavi il monitor del pc parlando cn Skype quando ero lontana..
Gli auguri del compleanno e dell’onomastico sempre ovunque fossi..
Il bicchieruccio d vinello a pranzo…
E..tutti i nostri segreti…
Lo so che mi proteggi..lo so che non sei lontana…ma mi manchi!!
C e ancora tuo profumo sul ventaglio che mi hai regalato…lo uso sempre !!
Ciao Bionda…nonna…Riposa in pace e non fa “macelli”lassù 🙂

Riflettere e decidere, per essere uomo

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Tu corri nella vita, ma la vita corre intorno a te e mai vi incontrate faccia a faccia. Siccome la vita è più forte di te, essa ti trascina e tu segui, subisci, senza alcuna reazione.

Spesso subisci  il tuo lavoro, i tuoi passatempi : “ci si deve pur distarre”; subisci  il tuo ambiente: è la consuetudine, tutti fanno così….

Ti subisci:

agisci per infuatuazione, la tua sensibilità ti spinge, una “idea fissa”…;

agisci per passione; la sensualità, l’orgoglio, la gelosia comandano…

Se la vita si impone a te senza che tu ti imponga ad essa, non sei un uomo adulto.

Spesso, quando non subisci la tua vita, tenti di sfuggirvi, sogni per evaderne, non accetti i tuoi propri limiti, non accetti le tue sconfitte (che sono i limiti che la vita ti impone), non accetti gli altri intorno a te.

Se non affronti la realtà, tu bari con essa o se ti sottrai ad essa invece di affrontarla e di servirtene, non sei un uomo adulto.

Se non sei capace di assumere la responsabilità di tutte le tue azioni, potrai essere fanciullo, mai un uomo adulto.

Sarai completamente adulto quando avrai deciso di fermarti con regolarità per guardare lealmente la tua vita, giudicarla, con gli occhi dello spirito e quindi decidere di viverla seguendo la tua volontà.

Il pittore smette di dipingere e si scosta dalla tela per contemplarla.

Cessa di agire e scostati per osservare la tua vita.

Introduci la riflessione e la decisione personale, là dove non c’è che reazione istintiva, sottomissione all’ambiente, rassegnazione…

E’ la moda!

Tutti lo fanno!

può darsi, ma giudica personalmente.

Trovi buono quel film perchè i critici lo hanno detto tale. Leggi quel libro perchè è premio letterario. Ascolti quella trasmissione, perchè piace a tutti.

Leggi delle “selezioni” perchè la scelta vi è già fatta…

fermati, giudica, e decidi da solo.

Il cibo ti giova, se lo mastichi. Puoi trarre profitto da tutta la tua vita, se la ripensi personalmente.

Più l ‘acqua scende lentamente nella caffettiera, migliore è il caffè.

Concediti il tempo per far passare la tua vita attraverso il filtro del tuo spirito e della tua coscienza, e la tua vita sarà riuscita.

E’ vivendo sempre più personalmente che diverrai sempre meno individuo e sempre più persona.

Se con la riflessione, la decisione e l’azione cosciente, tu ti eserciti progressivamente a non vivere più come un automa, non più istintivamente o sensibilmente, ma da uomo adulto, non ti fermare per strada, spingi fino all’estremo limite la tua espansione: il Padre ti chiama a vivere come figlio di Dio.

Tratto da : ” Riuscire” di Michel Quoist

L’inquietudine di Vivere

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Poco fa leggevo il saluto di un mio amico per una persona morta….che ha scelto di morire schiacciata dall’inquietudine di vivere, da quel tormento che scava profondo nel cuore.

Mi è capitato di conoscere delle persone che facevano fatica a vivere…ai tempi dell’università abitavo con altre 3 ragazze…una di queste, dall’aspetto magnifico, nascondeva un profondo disagio con se stessa, con il mondo, ma soprattutto con la Vita…l’ho recuperata quando scappò di casa…era seduta su una panchina di uno dei giardinetti della città, che fissava il vuoto…Non ho mai avuto la presunzione di guarirla…non ne ho nè le capacità psichiche nè professionali, l’ascoltavo, semplicemente…le tenevo compagnia quando fissava, seduta al bordo della vasca da bagno, quel rivolo d’acqua che faceva uscire dal rubinetto del lavandino…me ne stavo ore vicino a lei, prima che si addormentasse…quando i suoi genitori vennero a riprendersela, non dissi una parola…Mi chiedeva: “ne verrò fuori?guarirò” e io le rispondevo senza esitazione: “certo!passerà vedrai…ti voglio bene”….ritornavo nella mia camera pregando che quel suo dolore trovasse pace…ma non basta, purtroppo non basta…ci vuole un aiuto esperto…un professionista…l’affetto delle persone care non è sufficiente.

Lei ora sta meglio, ha ripreso gli studi dopo tanto tempo, ha ricominciato a vivere..

Ma sono tante le persone che invece non riescono a ritrovare la via..la smarriscono e nel tentativo di colmare un vuoto che ha assunto le dimensioni della voragine, si abbandonano alle droghe, a qualcosa che possa appagare un bisogno irrefrenabile.

Quello che sempre mi ha dato da pensare è la facilità con cui gli altri giudicano queste persone…”poverini”, “hanno tutto e si lamentano di niente”, “con la scusa della depressione”, “è matto/a”…

Diversi anni fa feci un periodo di stage in un posto chiamato il “villaggio del fanciullo”, io mi occupavo delle relazioni esterne e internazionali. Questo villaggio accoglieva, ed accoglie tutt’ora, bambini e anche adulti che hanno perso la strada, ma che vorrebbero tanto ritrovarla..persone cadute nel tunnel della droga, che cercano, giudati dalla Luce, di uscirne e ricominciare a Vivere…ci sono bambini abbandonati, donne, uomini resi schiavi dall’alcool, che cercano di togliersi quel terribile legaccio.

Il primo giorno che arrivai mi colpì quello che mi disse il Presidente, peraltro un sacerdote, a proposito del mio vivere lì….: “è tranquillo, vedrai imparerai tanto dal punto di vista umano, tranquilla, se ogni tanto senti i carabinieri…qualcuno scappa, ma poi torna…o ce lo riportano (sorriso). Ti chiedo solo una cortesia: non lasciare acetone per le unghie, alcool etilico o roba per pulire fuori dall’armadietto o dall’armadio, perchè alcuni di loro non sono ancora del tutto guariti e potrebbero berne!” Rimasi basita…e  pensai…accidenti ci si deve sentire davvero tanto male per bersi l’acetone…

Il tirocinio andò bene, imparai più dal punto di vista umano che professionale…assorbii parecchia caparbietà da quelle persone che avevano toccato il fondo, ma che volevano disperatamente tornare a vivere…mentre ero lì nacque anche un bambino di una ragazza seriopositva…fu una gioia per tutti, si festeggiò la nuova vita anche come nuova meta per tutti. Sempre ricordo quella ragazza che mi disse, ti posso abbracciare?ho l’AIDS ma non ti contagio….lo disse tutto d’un fiato che non ebbi neanche il tempo di dirle che sapevo come si contrae l’AIDS. Ci abbracciammo….Quella è una struttura specializzata, con professionisti che si occupano costantemente di loro…come ce ne sono diverse in Italia e nel mondo…ma alla base di tutto c’è sempre questa mancanza di Amore che vuole essere colmata..fosse anche dall’abbraccio di una perfetta sconosciuta.

Ci fu però un ragazzo che scappò e un altro che si tolse la vita…

Ho sempre avuto molto rispetto per tutti gli ospiti di quel villaggio, come di tutte le persone che hanno l'”inquietudine di vivere”, perchè è profondo il loro dolore, perchè nascondono una mancanza di amore verso se stessi molto grave.

Non sto qui a fare le eccezioni o generalizzazioni qualunquistiche…io ho incontrato persone così…

Ed oggi ripensavo a tutte queste persone…