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E se Dio fosse stressato?

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Se rivolgendoci a Dio Lui ci dicesse: “no senti sono stressato in questo periodo…non mi interessa perchè hai bisogno di me, la prossima volta non ti preoccupare ci sarò, ma per un mese o due, no…spero che capisci”, come rimarremmo?

MALE…molto male…! Eppure a me è capitato sentirmi dire queste parole..insieme ad altre, da una persona che ha consacrato la sua Vita a Dio, quindi un testimone dell’Amore di Dio..dell’accoglienza di ogni singola creatura, dell’infinita pazienza e amorevole cura del Padre Celeste.

All’inizio sono rimasta male…addolorata…ho anche pianto…sono tanti anni, ma veramente tanti che cerco di seguire il Signore..dico “cerco” perchè non sempre è facile…ho sempre avuto un profondo rispetto per la vita consacrata…ho vissuto un anno nel Sacro Convento di San Francesco per l’anno di volontariato quando avevo 21 anni…un’età non facile….conosco bene l’ambiente, le dinamiche…per 12 anni ho frequentato quei posti, pensandoli come casa…ho lasciato un anno l’università per capirmi e cercare di comprendere cosa Dio voleva da me…chi era Dio…(domandine da niente 😛 )

Sono estremamente grata a Dio per il Dono di quegli anni e anche per tutte le persone che mi ha messo sul cammino…

Questa però…dello stress non me l’aspettavo…sisi, l’umanità…la fragilità dell’essere umano…magari veramente è stressata sta persona…probabilmente il fatto di non aspettarsi quella porta chiusa cosi in faccia, è la ragione della mia delusione.

Dio ne avrebbe ben donde di essere stressato…gli uomini e le donne che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, chi lavora 12 ore per tirare su la famiglia, le vittime dei conflitti, chi cerca di salvare vite umane…insomma…!!

Il vero problema secondo me sta nel limite umano…sicuramente ognuno di noi, ha dei limiti che siamo laici, suore, frati, sacerdoti…i limiti fanno parte della natura umana allo stesso modo dei pregi…quello che mi lascia molto perplessa è il sapere che come me altre persone hanno avuto simili risposte…risposte un po buttate lì, nel tentativo di far fronte ad un impegno che probabilmente non si è in grado di gestire..

Sono sempre stata quella che trovava una giustificazione, che cercava di mostrare agli altri uno strumento di comprensione per coloro che scelgono la vita consacrata…adesso che la porta l’hanno sbattuta in faccia a me…capisco come si sono sentite quelle persone..

Sicuramente non c’è da giustificare una mancanza di sensibilità, di accoglienza, ma questa mancanza risiede nel limite umano della persona, nella scelta cosciente che l’individuo fa, ogni giorno peraltro, di aprire o chiudere la porta per proprio cuore.

La mia delusione resta.

Una volta un frate mi disse che ogni mattina passava davanti ad un’edicola…e il giornalaio imprecava contro di lui…poi mi chiese: “secondo te di chi è il problema? mio che ricevo insulti oppure della persona che me li dice?”  Io domandai al frate se avesse mai fatto qualche cosa al giornalaio per scatenare la sua ira.

Il frate mi rispose che lui semplicemente passava e diceva “Buongiorno!”…e continuò: “il problema è del giornalaio che ha cosi tanto rancore nel cuore che non lo sa contenere e lo riversa verso una persona gentile che augura buongiorno…io prendo le brutte parole e le offro a Dio affinchè riesca Lui ad attraversare il cuore del giornalaio e donargli pace”…

Sono cresciuta con tanti di questi piccoli insegnamenti e resteranno sempre con me..malgrado la porta chiusa in faccia.