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ri…cominciare, ri…tornare

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Ho deciso che è venuto il tempo per Ri..Prendere a scrivere il mio blog…

Giorni fa sentivo alla radio una canzone…ascolto molto la radio, adoro la radio e ultimamente preferisco di gran lunga il radiogiornale, sintentico ed essenziale, piuttosto che il telegiornale in cui la notizia viene servita tutta bella farcita di idiozie immagini rubate al pudore umano…vabbè, comunque…il testo di questa canzone recita: “non si può tornare se non si è partiti”, più o meno, forse non sono le parole esatte, ma nella mia testa e nel mio cuore sono rimaste così..

Negli ultimi tempi ho Ri..Cominciato e sono Ri..tornata…questo da logica vuol dire che ho terminato un percorso per iniziarne uno nuovo e sono partita e tornata…

Mi piace questo di me, che ho questa dote da camaleonte nell’adattarmi velocemente ai cambiamenti e nel trarre della linfa vitale…la vità è un cambiamento di per se stessa, non è mai uguale a se stessa, cresciamo mutiamo e con noi anche l’ambiente che ci circonda anche se ci sembra impercettibile…quando noi cresciamo con noi cambiano le nostre abitudini, ma cosa più importante cambia il nostro modo di affrontare la giornata, i modi di gestire gli affetti il nostro modo di vedere il futuro.

Ogni esperienza umana, dalla più banale, alla più profonda ci svela qualche parte del nostro carattere, qualche limite, difetto e qualche pregio…

Iniziare una nuova esperienza lavorativa è stato faticoso…all’inizio mi sembra di RI…cominciare da zero…poi mi sono detta: “eh no..qui non devi cominciare, ma devi RIcominciare…”…un nuovo inizio vuol dire che tutto quello che c’è stato finora fa parte di te, ti serve per esperienza e soprattutto ha fatto sì che tu diventassi la persona che sei…tolto questo errore di pensiero…non si è tolta la difficoltà di inserirsi in un nuovo ambiente, chiuso per definizione…si è aperto un po alla volta, solo quando io sono rimasta umile abbastanza da far abbassare i muri quel tanto per farmi entrare…

Un errore che vedo continuamente nelle persone che cambiano ambiente di lavoro, piuttosto che città, è quello di aspettarsi che l’altro ci accolga a prescindere e senza riserve, solo perchè noi fisicamente siamo là…questo potrebbe essere “giusto” da un punto di vista cristiano che fa dell’accoglienza un punto cardine, ma è raro trovare il principio veramente e sinceramente applicato nella vita reale. Ci sono una molteplicità di meccanismi che scattano quando una persona entra in un ambiente già formato, con i suoi equilibri già stabiliti..il “trucco”forse è nell’essere umili…nell’aspettare pazientemente che gli altri ci considerino per quello che siamo..e nell’attesa che noi continuiamo ad essere autentici e genuini…

Ho imparato nel corso della mia vita (anche se con sta frasetta sembro un po Matusalemme)che se per farci accettare da altri si cambia il proprio essere mostrandosi che ne so super simpatici, super disponibili tutti super…beh si falsano i rapporti perchè gli altri non entrano in contatto con quello che tu sei realmente, ma con una maschera appositamente indossata per farsi accettare…poi questa maschera inevitabilmente cadrà e allora i rapporti subiranno bruschi arresti.

Partire non è mai stato per nulla difficile per me…adoro partire..adoro viaggiare e adoro immergermi in altre culture…questa volta il partire è stato dettato dal nuovo inizio lavorativo per cui sono partita sotto una veste particolare…

Avevo ben calcolato le difficoltà che avrei potuto incontrare..la solitudine che avrei potuto attraversare…beh….tutti questi calcoli si sono rivelati essere poca cosa in confronto alla realtà…la mia umiltà mi ha fatto da guida come sempre…ho assaporato l’aridità umana nella sua pienezza, la solitudine…pur contornata da mille persone mi sono sentita disperatamente sola…si..disperatamente, perchè in certe giornate avevo quasi perso di vista la speranza…tanta invidia, tanto male diffuso e gratuito..tanta competizione anche per le piccolezze…poi..poi il Buon Dio, ha iniziato a seminare sulla mia strada dei suoi Figli…pochissimi..ma buonissimi :)) Mi sono trovata in alcuni momenti in cui pensavo…esiste il male eccome esiste e come fa a manifestarsi?attraverso tutte queste persone…ho pensato per lungi periodi che fossi io la causa…

Non mi sono fatta “contagiare”..mi sono ricordata di un insegnamento di Dio…che io parafraso..candidi come le colombe furbi come i serpenti…quindi sono migliorata nella furbizia..poi un giorno cosi…prima di pranzo mi ha folgorato un pensiero…il seguente:

“Dio alla fine della vita mi chiederà: quando Amore hai donato?”…non mi chiederà, quanto sia stato difficile, quanto non mi è stato donato, quanta cattiveria ti circondata…e soprattutto non vorrà sentire giustificazioni per non averlo donato…vorrà semplicemente che io risponda a quella domanda…e sarà quello il metro del suo giudizio…

Dopo quel pensiero…mi è sembrato tutto più luminoso, tutto meno tenebroso…

Ora che sono RI..tornata…dopo un tentativo sciocco di gettare tutto il “brutto” e tenere solo i bei ricordi…ho messo insieme tutto e lo tengo come parte di me..ancora una volta la Fede mi ha sorretta..L’Amore di Dio, mi ha coccolata e mi ha protetta… il sorriso dei bambini mi ha ricordato che non sono mai sola e che nessuno di noi lo è MAI…che ri..cominciare, ri..tornare è necessario perchè il nostro Amore venga donato a piene mani a chi è accanto a noi.

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Ci vuole forza per essere ilari

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Contentezza, gaiezza, giubilo,gioia,sorriso, festosità, esultanza,brio,allegrezza,felicità…sono i parenti più stretti dell’ilarità.

L’ ilarità è una speciale condizione dell’animo. “Ilare” (in latino hilaris) deriva dal termine greco hilaròs che significa letteralmente “pacificato, placato”.

La persona ilare è una persona pacificata con se stessa, con Dio e con ciò che la circonda (uomini e cose). Pacificata con sè stessa e con la propria storia..

Dicono i fisiologi che per piangere bastano diciotto muscoli facciali, per sorridere ce ne vogliono alcune centinaia. E’ molto più difficile sorridere che piangere. Il sorriso, l’umorismo, l’ ilarità…hanno bisogno di un terreno molto ricco per svilupparsi.

L’ ilarità è la capacità di cogliere la comicità anche nelle situazioni più drammatiche, ma tutt’altro che sintomo di superficialità e di banalità. La persona ilare è ricca di saggezza, di pace interiore, di intelligenza, di umiltà, di magnanimità, di fantasia, di arrendevolezza…A conferma potrei citare un proverbio tibetano che recita così: “Il saggio mette un pizzico di sale in tutto quello che dice e un pizzico di zucchero in tutto quello che sente”.

La prima delle beatitudini dell’uomo moderno dice:

“Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi”.

L’ ilarità non è una pianta che cresce spontaneamente nel giardino della personalità; è il risultato del contributo di molte altre caratteristiche come umiltà, intelligenza, realismo, ottimismo, speranza, pazienza,voglia di vivere… L’ ilare non è un burlone qualunquista ma un sapiente che sa prendere le distanze dalle cose e dagli avvenimenti per gestirli meglio. La provvidenza di Dio è la misura con cui l’ilare calcola tutto: persone, avvenimenti, cose. Lascia che la “luminosità” delle premure di Dio penetri nelle pieghe più recondite del proprio animo così che non ci sia più nulla di cui provare vergogna, nulla per cui provare ansia.

Il vestito di Arlecchino, che è la divisa dell’ilarità, è nato da una situazione di grande ristrettezza, da un pizzico di fantasia e da una grande gioia di vivere. Così ritagli inutili di altri abiti sono diventati l’abito dell’ilarità.

Dal punto di vista psicologico è l’ilarità che sgonfia i palloni della nostra vanità. Lo ricordiamo tutti l’episodio del re che pretendeva di avere un vestito che nessuno dei suoi sudditi potesse emulare. Il sarto chiamato allo scopo fece al re un vestito di un tessuto invisibile. Tutti fingevano di vedere quel vestito e si costringevano a farne le lodi. Finchè un bambino, nella sua semplicità gridò: “Mamma, guarda, il re è nudo!”Una fragorosa risata smontò quell’assurda pantomima.

Quante volte una risata ci potrebbe salvare dalle patetiche situazioni in cui,per le nostre manie, ci mettiamo.

Cambiamenti

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Cambiare….per me che sono la regina del cambiamento, del trasloco e della “zingheritudine” , passare dal live space al blog doveva essere facile….e invece no!

Giorni e giorni a decidere il tema…a rileggere il mio space, come se dovessi dire addio ad una persona cara….forse perchè in fondo è tipico di me…voler sempre salutare…riporre nelle scatole e ripartire…

C’è chi sostiene che cambiare sia segno di inquietudine…che “non sono equilibrate tutte quelle persone che cambiano…”

Io ritengo piuttosto che il cambiamento sia il sale della Vita, che vivere la propria vita appieno esiga il cambiamento. Daltronde non si è mai uguali a se stessi nel corso degli anni, non vedo perchè non si possano apportare cambiamenti a quello che ci circonda, fosse anche un blog…

Quante donne cambiano il colore dei capelli….perchè lo fanno?Presto detto: per piacersi di più, per stare bene con se stesse (chi cambia il colore dei capelli per un uomo….mi dispiace ma commette un grave errore!…ma di questo argomento parlerò un altro giorno)…

Ho cambiato spesso città per via del mio lavoro, anche continente a dire il vero e, malgrado la sofferenza nel lasciare gli affetti a km di distanza, ho sempre trovato una grande ricchezza nascosta che aspettava solo me per essere svelata.  La ricchezza della scoperta di nuove persone, di nuovi lati del mio carattere o di nuovi modi per affrontare i problemi e per vivere le gioie…E’ vero io sono “Benedetta” perchè ho scelto e faccio un lavoro che mi permette di viaggiare, ma si può cambiare anche stando sempre nello stesso posto.

Avete mai provato a cambiare strada per andare, che ne so, a fare la spesa?Invece della solita via, provate a cambiare percorso….

Credo che confrontarsi sempre con le stesse persone, gli stessi posti, le stesse ripetute abitudini sia un modo per non dare alla Vita la sua giusta bellezza, come se invece di usare tutti i colori si usassero sempre quei soliti due o tre…

Cambiare tenendo sempre lo sguardo verso il Cielo…come dice un mio caro amico: Piedi sulla terra e sguardo fisso al Cielo